PROGETTO Y.I.A.S.

Costruire il dialogo fra artisti e studiosi attraverso la figura del mediatore

Il festival “RaMe2020 – Festival di Teatro e Arti Performative” edizione 0, o edizione pilota, sì è concluso quasi un mese fa, a Melissa. La pausa estiva ha permesso di ricaricarci in vista dei nuovi progetti in cantiere (letteralmente!), ma di quell’esperienza ci portiamo anche i semi piantati durante quelle calde giornate di festival. Uno di questi semi è il progetto Y.I.A.S.

Ma cos’è lo Y.I.A.S.? È lo Young International Art Symposium. Un simposio di respiro internazionale formato da giovani attivi nell’ambito artistico, ma in qualità di mediatori tra due universi complementari: il mondo degli artisti creatori e quello degli studiosi che elaborano concettualmente l’arte.

Entriamo nello specifico dell’argomento. Circola il detto “Chi non sa fare, insegna”, un modo non tanto simpatico per sottolineare che coloro che si dedicano all’insegnamento, lo fanno perché inconcludenti e fallimentari nella pratica. È un modo di dire, ovviamente, e non racchiude in sé tutta la complessità del reale, non tiene conto del fatto che ci sono inclinazioni diverse in ognuno di noi e che decidere di dedicarsi allo studio e all’ambito accademico è una vocazione, non un ripiego.

Tuttavia, è vero che tra lo studio e la creazione ci sono ritmi differenti: lo studioso alimenta la sua creatività accrescendo la sua libreria e il suo sapere individuale; l’artista, invece, ha una necessità quasi fisiologica di trasformare l’immagine che ha viva nella sua mente in forma plastica, sotto forma di performance, di gesto, movimento, voce.

Il tempo della creazione non accumula, fa esplodere. Causa una reazione nello spettatore. A volte, una reazione calcolata e costruita a tavolino, altre volte (forse, la più magica delle esperienze per un artista) una reazione improvvisa e spiazzante.

Ed è per questo motivo, per queste differenze che, a volte, quado gli artisti cercano il dialogo con gli studiosi, la comunicazione risulta difficoltosa. Anche se parlano entrambi della stessa cosa, è come se le lingue fossero straniere. Come fare a risolvere questo problema?

Durante RaMe2020, abbiamo dedicato tre giornate a discutere di questi temi insieme ai partecipanti alla residenza culturale Casa Kyma – Le Radici del Mediterraneo e le compagnie ospiti al festival: la “Compagnia Icore” di Bologna, la regista Irene Di Lelio di “Linee Libere” di Roma, il “Teatro Proskenion” della Calabria e Debora Colombo di “Kaneko Studio”, Milano. In più, in videochiamata, si è unito al dibattito il ricercatore Vincenzo Sansone dell’Accademia di Brera e dell’Università Statale di Milano.   

Ci siamo riuniti, attorno ad un grande tavolo di legno massiccio e scuro ed eleganti sedie dal gusto classico, al Museo del Vino di Melissa alta, il borgo storico arroccato sulle pendici dei colli calabri dove si sono svolti, nella Piazza del Popolo dedicata ai caduti dell’Eccidio di Fragalà, alcuni spettacoli del festival. Questo è quello che è emerso dalle nostre discussioni: ogni artista ha la necessità di fare delle ricerche su argomenti specifici, attinenti alla drammaturgia che vuole realizzare nello spettacolo. Queste ricerche possono spaziare in campi vastissimi come la sociologia, la mitologia, la storia, l’antropologia, la politica, l’attualità. Tutti temi che spesso gli artisti non hanno modo di approfondire perché questo approfondimento toglierebbe tempo prezioso alla ricerca in sala, durante le prove.

Inoltre, per l’artista il sapere nozionistico è sterile e rischia di diventare una zavorra che non aiuta alla creatività, al contrario la soffoca.

Creare non significa inventare dal nulla, ma tradire quello che la realtà ci restituisce per creare in scena una doppia realtà. Parallela, simile, ma con logiche differenti a quelle del mondo reale.

Ecco che entra in gioco il mediatore Y.I.A.S.: una figura para-artistica, vicina ad entrambi i mondi, ma che non rientra in nessuno dei due. Sta nel mezzo di questi due insiemi.

Lo abbiamo pensato come una figura che snellisce la comunicazione, instaurando il dialogo con studiosi, partecipando a convegni e seminari e aiutando gli artisti a reperire le informazioni utili alla ricerca artistica.

È necessaria una figura del genere? Lo scopriremo col tempo.

Ma come mai un’idea simile? Beh, diciamo che abbiamo preso come punto di riferimento il modello dell’ISTA (Internationl School of Theatre Anthropology), che consiste in un ciclo di conferenze sull’Antropologia Teatrale, lo studio del comportamento scenico pre-espressivo che sta alla base di tutte le forme, gli stili, le pratiche teatrali di ogni epoca e parte del mondo, un bacino culturale potenzialmente immenso.

Ma tra il nostro progetto e l’ISTA c’è una vistosa differenza, ed è questa: l’ISTA è costituito da periodici incontri dove vengono invitati maestri da ogni parte del mondo per condividere il sapere della propria pratica teatrale.

Lo Y.I.A.S., invece, lo abbiamo pensato come una specie di comitato tecnico-scientifico internazionale, un Help Center, una Croce Rossa per le compagnie teatrali under-30/35, un supporto che viene incontro alle necessità artistiche delle neo-compagnie giovani. E, magari più avanti, anche un sostegno sulle lacune di contrattualistica, amministrazione, burocrazia.

La cosa importante da tenere a mente è questa: lo Y.I.A.S. è un organismo che collabora col mondo dell’arte, ma non ne fa parte. È autonomo.

Questa è la nostra idea e speriamo che questo 2020 sia l’anno in cui questa idea, che già abbiamo seminato, cresca e diventi una pianta da alimentare prossimamente.

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Pubblicato da news/blog Teatro Ebasko

Nato a Bologna nel 2015, sceglie il suo nome dal greco antico ἡβάσκω: “prendere forza, divenire giovani”. Teatro Ebasko è un gruppo di ricerca teatrale che attraverso la sperimentazione di differenti linguaggi artistici investiga le funzionalità del corpo in scena. Mira a valorizzare la connessione tra musica e teatro in uno slancio di rinnovamento continuo. Intendiamo l’idea di “prendere forza” come sinonimo di acquisire progressivamente conoscenza e tecnica; il riferimento principale è il sentimento di gioventù che come pionieri adolescenti ci spinge alla volontà di scoperta. Il gruppo predilige la dimensione del laboratorio permanente, radicato al territorio circostante e in confronto quotidiano con la società; trova nella creazione di spettacoli lo strumento migliore per condividere e creare consapevolezza, nell’intento di rafforzare l’esperienza collettiva e prendere coscienza di quella individuale.

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