UTOPIA: LA FORZA DELL’IMMAGINAZIONE TEATRALE

Alcuni degli eventi fondamentali del 2020:
(a sinistra, in alto) Estratti di “Cosmos” al Teatro Ridotto (Bologna), a Melissa (Calabria) e a Roma.
(a destra, in alto) Tournée di “Fragalà” al Museo del Vino (Melissa) e al Circolo ARCI di Crotone.
(a sinistra, in basso) Prove per il debutto di “Mèlisse” (evento saltato a causa dell’emergenza sanitaria) al Teatro Ridotto.
(a destra, in basso) Foto di RaMe2020 – Festival di Teatro e Arti Performative a Melissa.

 

«Ciò che si definisce «utopico» non è più qualcosa che «non accade» e non può accadere nell’universo storico, bensì qualcosa il cui prodursi è impedito dalla forza delle società stabilite»

Herbert Marcuse

Bentornati su Ebaskoblog e buon 2021! Ci siamo presi un periodo di pausa dalla scrittura per dedicarci alla pianificazione di altri progetti, di cui troverete presto nuovi aggiornamenti continuando a seguirci sui nostri canali social (Facebook e Instagram) o sul sito di Teatro Ebasko. Continueremo a pubblicare nuovi articoli qui sul blog, ma con una frequenza diversa: invece di ogni inizio di settimana, pubblicheremo due volte al mese. Tranquilli, vi informeremo sempre sui nostri social quando uscirà un nuovo articolo.

Il motivo? Per curare la qualità, approfondire gli argomenti e pianificare meglio i contenuti. Perché Ebaskoblog, così come tanti dei nostri lavori, riflette l’intento di “prendere forza”, di acquisire progressivamente conoscenza e tecnica, in un’ottica di miglioramento e perfezionamento costante nel tempo.

Questa “nota di servizio” si allaccia perfettamente con il tema di oggi: parliamo di utopie e teatro.  

È un tema perfetto per l’inizio dell’anno nuovo, in particolare per questo specifico anno dopo che quello passato si è rivelato….“speciale”!

Ovviamente, come tradizione di ogni Capodanno, dai Babilonesi ai tempi odierni, si stila la lista delle cose accadute e quella dei buoni propositi, riponendo le proprie speranze sull’anno venturo per affrontare con spirito ottimista l’ignoto.

Non solo, parlare di utopia è anche un modo per parlare dell’arte. È risaputo che le correnti artistiche abbiano sempre tentato o di raccontare la contemporaneità o addirittura di anticipare una visione possibile del futuro.

Cos’è un’utopia?

Il concetto di utopia è presente nella cultura dell’antica Grecia. Il filosofo Platone ha concepito un ideale utopicoquando haimmaginato, nella Repubblica, uno Stato governato dai filosofi, considerati da lui come i più adatti a garantire la sicurezza e il benessere della polis, della città-Stato. Perché ha scelto i filosofi? Perché queste persone dedicavano la loro vita alla conoscenza del mondo delle idee, il famoso Iperuranio, là dove si collocavano le immagini perfette delle cose. Per Platone, quindi, i filosofi erano quelli che avevano scelto di vivere contemplando la visione del mondo perfetto, cioè contemplando come dovrebbe funzionare il mondo.

Ma, udite udite, i greci non avevano inventato la parola utopia!

Utopia, infatti, è un grecismo inventato nel Rinascimento, ad opera di un raffinato umanista inglese, tale Thomas More.

Il caro Lord More ha contribuito alla diffusione della parola utopia attraverso un gioco di pronunce che si riscontra solo nella pronuncia inglese.

Infatti, utopia (in greco οὐτοπία) è l’unione di ou- (non) e tòpos (luogo), quindi significa letteralmente “non-luogo”, cioè un posto che non esiste, non è segnato su nessuna mappa, non è presente nello spazio circostante. L’utopia non si colloca a livello spaziale, bensì temporale, cioè è un’immaginazione di come potrebbe essere il futuro.

Non è finita qui, perché quando l’inglese Thomas More pronuncia la parola “utopia” dice, contemporaneamente, “un buon luogo”, quello che in greco è un εὖτόπος, dove “eu-“ indica qualcosa di buono o bello, e “tòpos” vuol dire sempre luogo.

Il nostro Lord ci sta dicendo, quindi, che l’utopia è un eu/ou-topos, cioè un buon/non-luogo: un futuro che si prefigura come desiderabile.

Con questo gioco di pronunce, affatto casuale, si esprime una precisa idea: utopia non è sinonimo di una nostalgica idea dell’irrealizzabile, né tantomeno una fuga dalla realtà in un inganno della fantasia.

Al contrario, il desiderio utopico nasce da una realistica e razionale critica della società presente ed esprime una fertile visione d’insieme di un futuro realizzabile.

L’utopia, dunque, è essenzialmente un metodo di esercizio dell’immaginazione. Un esperimento mentale, una raffigurazione plastica delle speranze proiettate in una vita associata ben funzionante, dalla quale si possono inferire i principi che ne stanno a fondamento.

E noi? Quale utopia immaginiamo?

La sfida del teatro consiste nel creare le premesse per realizzare ciò che ancora non esiste, promuovendo piccole e quotidiane utopie individuali e collettive.

Il festival RaMe2020 e il progetto Y.I.A.S. sono la manifestazione concreta del desiderio di portare arte e cultura, creando nuove occasioni per animare e valorizzare il borgo di Melissa.

Immaginiamo, quindi, le future edizioni di RaMeFEST come un festival Internazionale di Teatro e Arti Perfomative, realizzando la visione originaria che non ci è stato possibile fare per l’emergenza sanitaria. Il nostro intento è di invitare artisti e compagnie, europee e internazionali, a partecipare a periodi di residenza artistica, al termine della quale realizzeranno spettacoli e performance pensate per dialogare poeticamente con gli abitanti, riscoprendo il ciclo delle stagioni e delle attività locali dell’agricoltura.

Tutto questo è frutto di uno sguardo prospettico teso al futuro che ha la sua origine nel progetto iniziale di Ra.Me. – Le Radici del Mediterraneo, inteso come incontro delle culture mediterranee, legate da millenari contatti marittimi.  

Non si possono realizzare i buoni propositi contando unicamente sulla speranza…

Incardinando l’utopia nella nostra storia la zavorriamo con il peso delle concrete difficoltà, ma allo stesso tempo, possiamo dare un senso di direzione alla narrazione del futuro, percorrendo una dialettica di liberazione individuale e collettiva.  

Concludiamo questa riflessione sui progetti per il futuro con il conforto della filosofia di Immanuel Kant, il quale concepiva la speranza come “postulato pratico” (o come amava chiamarlo lui, imperativo categorico), cioè come il dovere di impegnarci, nel corso della nostra vita, a produrre obiettivi sociali auspicabili, azioni che fanno sì che gli esseri umani si relazionino a vicenda trattandosi moralmente come fini, mai strumentalmente come mezzi:

Non si tratta più di sapere se la pace perpetua sia una cosa reale o un non senso, e se noi ci inganniamo nel nostro giudizio teorico, quando accettiamo il primo caso; ma dobbiamo agire come se fosse una cosa reale, il che forse non è.

IMMANUEL KANT

Il che forse non è… Non è l’ammissione della supposta raggiungibilità di un fine che ci obbliga ad agire, ma l’idea che questo fine, seppure si rivelasse impossibile da realizzare nella sua interezza, non esclude la consistenza del dovere di tendervi. 

Fonti:

Immanuel Kant, Primi principi metafisici della dottrina del diritto, Bari, Laterza, 2005.

Martha C. Nussbaum, La monarchia della paura. Considerazioni sulla crisi politica attuale, Bologna, Il Mulino, 2020.

Pubblicato da news/blog Teatro Ebasko

Nato a Bologna nel 2015, sceglie il suo nome dal greco antico ἡβάσκω: “prendere forza, divenire giovani”. Teatro Ebasko è un gruppo di ricerca teatrale che attraverso la sperimentazione di differenti linguaggi artistici investiga le funzionalità del corpo in scena. Mira a valorizzare la connessione tra musica e teatro in uno slancio di rinnovamento continuo. Intendiamo l’idea di “prendere forza” come sinonimo di acquisire progressivamente conoscenza e tecnica; il riferimento principale è il sentimento di gioventù che come pionieri adolescenti ci spinge alla volontà di scoperta. Il gruppo predilige la dimensione del laboratorio permanente, radicato al territorio circostante e in confronto quotidiano con la società; trova nella creazione di spettacoli lo strumento migliore per condividere e creare consapevolezza, nell’intento di rafforzare l’esperienza collettiva e prendere coscienza di quella individuale.

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