#Ebaskolario: Histrio

L’istrione, ovvero l’attore nell’antica Roma. È una parola caduta un po’ in disuso per riferirsi alla categoria professionale come la conosciamo oggi, anche perché ha assunto, nel tempo, delle connotazioni ambigue che cambiano a seconda del contesto. 

Spesso, infatti, viene usata per indicare un attore eccessivamente enfatico e stucchevole. 

Altre volte, invece, diventa l’appellativo di un artista dalle doti eccezionali e uniche, capace di comunicare al di là delle parole e – talvolta – anche a discapito del linguaggio.

Perché esiste questa ambiguità? Scopriamolo oggi con #Ebaskolario, il vocabolario teatrale in pillole di Teatro Ebasko.  

La parola latina histrio deriva dall’etrusco hister che significa “mimo, ballerino”.  

Lo storico Tito Livio, nei suoi Ab Urbe condita libri, racconta che nel 364 a.C. i romani erano in balìa di una pestilenza che non riuscivano a debellare. 

Per placare l’ira divina e scongiurare questa piaga avevano pensato di invitare, in occasione dei ludi romani (festività che cadevano verso metà settembre) degli artisti danzatori provenienti dall’Etruria. 

L’hister etrusco, non conoscendo la lingua dei romani, si esibiva in danze e canti accompagnato dal flauto. I giovani romani furono subito attratti dalle loro performance, tant’è che iniziano ad imitarli e da quel momento in poi nacque la figura dell’histrio. Nel Trecento compare in italiano la parola “istrione”, derivato dalla forma latina. 

Facciamo un salto in avanti fra il Seicento e Settecento, quando il nome istrione passa ad indicare gli attori della Commedia dell’Arte. Questi artisti, prima di prendere in affitto dei locali al chiuso, si esibivano per le strade e dovevano catturare l’attenzione di uno spettatore distratto. Per questo la loro recitazione, come gli antenati etruschi, si basa non tanto sul testo scritto (ricordiamo che recitavano un canovaccio e non una drammaturgia), ma sul corpo dell’attore. 

L’enfasi esagerata e fisica e la mancanza di una drammaturgia dotta ha contribuito a diffondere l’opinione che la Commedia fosse un’arte mediocre, fino alla riforma attuata da Goldoni. Ecco che l’istrione diventa sinonimo di un attore scarso, enfatico e ampolloso. 

Sarà solo più tardi, con l’avanzamento delle tecniche teatrali, l’elaborazione di principi che fondano una nuova antropologia teatrale e la riscoperta del teatro del passato, che l’istrione recupererà i caratteri positivi di un attore dalla grande presenza scenica, dalla recitazione ricca, variegata e magnetica, capace di incarnare fisicamente il testo. Citiamo due esempi iconici di “istrioni” in senso positivo: Dario Fo ed Eduardo de Filippo, artisti a tutto tondo che hanno basato la loro fortuna proprio sulla comunicazione non verbale, al punto da stregare anche le platee fuori dall’Italia recitando in dialetto napoletano o con il grammelot.  

E tu? Pensi ancora che essere chiamati “istrione” sia offensivo? Scrivicelo nei commenti. Noi ci vediamo venerdì prossimo, sempre alle 10, con una nuova parola!

Pubblicato da news/blog Teatro Ebasko

Nato a Bologna nel 2015, sceglie il suo nome dal greco antico ἡβάσκω: “prendere forza, divenire giovani”. Teatro Ebasko è un gruppo di ricerca teatrale che attraverso la sperimentazione di differenti linguaggi artistici investiga le funzionalità del corpo in scena. Mira a valorizzare la connessione tra musica e teatro in uno slancio di rinnovamento continuo. Intendiamo l’idea di “prendere forza” come sinonimo di acquisire progressivamente conoscenza e tecnica; il riferimento principale è il sentimento di gioventù che come pionieri adolescenti ci spinge alla volontà di scoperta. Il gruppo predilige la dimensione del laboratorio permanente, radicato al territorio circostante e in confronto quotidiano con la società; trova nella creazione di spettacoli lo strumento migliore per condividere e creare consapevolezza, nell’intento di rafforzare l’esperienza collettiva e prendere coscienza di quella individuale.

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